“Ecco la verde Sirmio nel lucido lago sorride, fiore de le penisole. Il sol la guarda e vezzeggia: somiglia d’intorno il Benaco una gran tazza argentea.” Carducci cantava così il Benaco, il Lago di Garda.
E’ la terra in cui sono nato. L’aria è particolarmente dolce questa mattina, inebriata dal profumo dei gelsomini in fiore: contemplo l’orizzonte, non ci sono nuvole sulla strada lunga e sinuosa che ho di fronte lambita dalle acque placide. Pedalo in silenzio, ascoltando solo il ronzio dell’aria tiepida che si rompe tra i raggi sottili delle ruote della mia bicicletta unica fatta a mano, la stagione turistica è nel suo pieno fervore ma questi luoghi alle prime ore del mattino godono ancora di quella strana quiete, che fa quasi pensare che quell’enorme distesa d’acqua immobile e silente sia lì solo per farsi osservare in tutta la sua bellezza.
In sella alla mia bicicletta unica fatta a mano scorrono i fotogrammi della campagna circostante: un’enorme villa antica sbircia silenziosa il lago tra gli alti pioppi che la proteggono assieme all’enorme cancellata in ferro battuto che la fa sembrare ancora più grande e “inarrivabile”, un po’ come i castelli delle fiabe d’infanzia, immaginate durante i racconti serali prima di chiudere gli occhi.
Ph. Andrea Benedetti













